Polis e Psiche

Call for papers | Invito alla pubblicazione


La rivista Studi Junghiani invita a sottoporre articoli per un numero monografico dal titolo Polis e psiche: politica e prospettive analitiche nella contemporaneità.

Negli ultimi anni registriamo un crescente interesse della psicologia analitica e della psicoanalisi per la vita politica, un impegno dentro e fuori dagli studi che vede protagonisti molti analisti e società analitiche su vari fronti: dalle migrazioni, alle questioni riguardanti genere e orientamento sessuale, alle prese di posizione rispetto alle scelte dei governi, a una produzione scientifica che riflette con maggiore interesse sulla vita delle comunità. Per questo motivo ci sembra importante riproporre il tema dei rapporti tra psiche e politica, considerando che la velocità dei cambiamenti del mondo contemporaneo porta alla nostra attenzione oggi altre questioni rispetto al passato, una sensibilità nuova, e una maggiore consapevolezza nel guardare alla polis dal vertice della psiche e alla psiche dal vertice della polis.

Con lo sviluppo degli studi psicosociali in ambito accademico e di ricerca, la psicoanalisi si è ritagliata uno spazio di riflessione valido e creativo sui fenomeni sociali e politici. Gli analisti sono sempre più consapevoli che tutto ciò che fanno nella stanza d’analisi ha in sé anche una valenza politica, in quanto la normatività, il genere, i rapporti di potere tra soggetti, le relazioni familiari e sociali, e anche i temi più intimi e personali hanno sempre risvolti di natura politica.

Già Platone, nel libro IV della Repubblica istituisce un’analogia fra anima e città; un’analogia statica o strutturale, la città e l’anima individuale hanno parti simili, e il rapporto fra queste parti è identico; e un’analogia dinamica, la città funziona come un’anima e l’anima funziona come una città. Questo assunto produce quindi il duplice effetto di psicologizzare la città e di politicizzare l’anima.

L’idea dell’anima che funziona come una città evoca negli psicologi analisti il modello della mente proposto da Carl Gustav Jung basato sui complessi a tonalità affettiva, un modello del funzionamento della psiche democratico e plurale. Scrive Jung che il complesso a tonalità affettiva, «È l’immagine di una determinata situazione psichica caratterizzata in senso vivacemente emotivo […]. Quest’immagine possiede una forte compattezza interna […] e dispone inoltre di un grado relativamente alto di autonomia […]. I complessi sono infatti le unità viventi della psiche inconscia» (1934, pp.113-118). Nel saggio Riflessioni teoriche sull’essenza della psiche l’idea di un’interiorità fluente caratterizzata in senso plurale e dinamico è espressa da Jung in maniera ancora più incisiva: «Anche a livello più alto, e al livello massimo, la coscienza non è ancora una totalità completamente integrata ma piuttosto qualcosa capace di un ampliamento indefinito. Isole affioranti se non interi continenti, possono sempre essere aggregate alla coscienza […]. Sarà quindi bene pensare alla coscienza dell’Io come ad un qualcosa circondato da molte piccole luminosità» (1947/54, p. 208).

La psicoanalisi contemporanea presenta in maniera del tutto assimilabile la psiche come composta di una paradossale molteplicità di stati del sé. Lo stesso Bion ebbe questo tipo di intuizione: «Alle volte mi piace paragonare la mente a un’assemblea democratica […]. Questa constatazione esistenziale della sostenibilità della metafora mi ha dato conferma dell’idea che il concetto di democrazia è applicabile sia al nostro mondo interno sia ai conflitti tra gruppi e nazioni» (Bion, Esperienze nei gruppi, 1961, p. 158). È forse questo tipo di sottinteso che permette ad alcune autorevoli voci della psicoanalisi e della psicologia analitica di parlare di una psiche politica (Samuels, La psiche politica, 1993) e di fare un’analisi attendibile dei fenomeni sociali e politici della nostra “età dello smarrimento” (Bollas, L’età dello smarrimento. Senso e malinconia, 2018).

Potremmo dire che la politica è connaturata all’uomo e dunque anche che i movimenti clinici sono sempre anche movimenti politici. Basta nominare tra i tanti il principale, l’accoglienza dell’Altro inteso come dimensione inconscia e ignota alla coscienza. Questa posizione analitica imprescindibile è già una posizione politica, che implica che questo Altro ‘lontano’ ci appartiene ed è sempre dentro di noi. Come pure il disagio portato dal paziente è quello di vivere in una società che ha natura politica, e nasce spesso, come suggerisce Jung, dalla necessità di dover conciliare adattamento e sviluppo personale.

Come analisti, dunque, siamo sempre ‘posizionati’ e ingaggiati, personalmente e attraverso il paziente, in un rapporto con il collettivo, che se ignorato o non problematizzato può rappresentare un elemento in ombra che rischia di agire prepotentemente anche nelle dimensioni più cliniche.

Invitiamo dunque analisti e studiosi nel campo della psicologia analitica e della psicoanalisi di qualunque orientamento teorico a inviare contributi sui seguenti temi:

  • migrazioni, altro da sé, diritti umani e sociali, confini e barriere
  • nazionalismi, populismi contemporanei, violenza sociale e politica
  • la politica nella stanza d’analisi
  • genere, potere, orientamento sessuale, omofobia
  • trasformazioni antropologiche nell’era digitale e loro implicazioni politiche, linguaggio e comunicazione
  • globalizzazione, economia, mercato, identità culturali
  • psiche e ambiente

Si prega di caricare i contributi sulla piattaforma OJS (Open Journal Systems, Franco Angeli) entro il 30 Aprile 2020, attenendosi a quanto indicato nella lettera di spiegazioni allegata. Per eventuali chiarimenti contattare la redazione all’indirizzo: info@aipa.info

Qui da basso troverete i pdf con le norme editoriali da seguire per la stesura degli articoli e le istruzioni su come proporre un articolo.

Norme redazionali

Come proporre un articolo

 

Torna in alto