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1896 – 1965

 

Ernst Bernhard nacque a Berlino il 18 settembre 1896 da genitori ebrei. Divenuto medico (come il padre e il nonno) e pediatra, svolse un’analisi freudiana con Otto Fenichel e Sandor Radò. L’incontro con l’analista junghiana Toni Sussmann gli fece scoprire il pensiero di Carl Gustav Jung, del quale divenne seguace.

 

Dalla prima moglie Bernhard ebbe due figli, Michael e Silke. La sua seconda moglie fu Dora Friedlaender (1896 – 1998): viennese, conobbe Bernhard a Berlino tra il 1935 e il 1936. Svolse la propria analisi con Toni Wolff e divenne a sua volta analista.

A seguito delle leggi razziali del 1936, per sfuggire alle persecuzioni naziste Bernhard fu costretto a lasciare Berlino e tentò di trasferirsi in Inghilterra. Nonostante la presentazione di Jung, Londra gli rifiutò il visto a causa dei suoi interessi in ambiti quali l’astrologia e la chirologia. Decise così insieme a Dora di stabilirsi in Italia, precisamente a Roma, dove i due si sposarono dopo la Liberazione. Purtroppo il padre di Bernhard fu deportato in Polonia e morì nelle camere a gas; la madre, disperata, si tolse la vita a Parigi.

 

A Roma Bernhard praticò per trent’anni la psicologia analitica junghiana. Entrò in contatto con un piccolo gruppo di freudiani diretto da Edoardo Weiss: dalla sua amicizia con Weiss scaturì anche una significativa armonia tra i primi junghiani e freudiani.

 

In seguito all’introduzione delle leggi razziali in Italia (1938), il 18 giugno 1940 Bernhard fu arrestato insieme ad altri ebrei e rinchiuso per otto giorni nel carcere di Regina Coeli. Venne poi internato nel campo di Ferramonti di Tarsia (CS), dal quale uscì l’11 aprile 1941 grazie alle garanzie offerte dall’amico Giuseppe Tucci (allora presidente dell’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente). Tuttavia, una volta tornato a Roma, dovette rimanere chiuso in una stanza nascosta della casa per quasi un anno al fine di sfuggire alla spietata caccia agli ebrei.

 

Terminata la guerra, Bernhard riprese l’attività di psicologo analista junghiano. I suoi ambiti di studio comprendevano, tra gli altri, le religioni, i metodi di cura orientali, l’astrologia, la chirologia. Amava definire il proprio orientamento psicoanalitico con il termine di “psicologia del processo di individuazione”.

Fu protagonista di un progetto editoriale che contribuì alla diffusione del pensiero filosofico e psicoanalitico in Italia. Infatti, Mario Ubaldini (fondatore nel 1944 della casa editrice Astrolabio) creò la collana “Psiche e coscienza – Testi e documenti per lo studio della psicologia del profondo”, di cui affidò la direzione a Bernhard. Uscirono così in Italia nell’immediato dopoguerra testi di Freud, Jung, i classici della civiltà orientale (come il celebre I Ching), gli studi di mitologia di Kerényi, e tanti altri.

 

Da Roma la psicologia junghiana si diffuse in tutta Italia , grazie agli allievi che Bernhard ha formato, tra i quali: Aldo Carotenuto, Mario Trevi, Bianca Garufi, Carlo L. Iandelli, Silvana Radogna, Claudio Modigliani, Paolo Aite, Marcello Pignatelli, Michele Pignatelli, Francesco Montanari, Gianfranco Tedeschi, Silvia Montefoschi, Mario Moreno, Enzo Lezzi, Enrico Rasio, Francesco Minozzi, Hélène Erba-Tissot.

Personaggi di spicco della cultura italiana gravitarono intorno al gruppo di Bernhard, quali Federico Fellini, Natalia Ginzburg, Giorgio Manganelli, Adriano Olivetti, Roberto Bazlen.

 

Nel 1961, cinque mesi dopo la morte di Jung, Ernst e Dora Bernhard fondarono l’Associazione Italiana per lo studio della Psicologia Analitica (AIPA). Vi aderivano 16 membri ordinari promotori e 10 membri aderenti promotori. Bernhard assunse il titolo di presidente a vita, con diritto di veto sulle decisioni del Comitato Direttivo. Questi elementi furono tra quelli che sollecitarono le prime critiche al fondatore da parte degli allievi, in particolare i più anziani (dopo la morte di Bernhard, un gruppo di dissidenti costituì il Centro Italiano di Psicologia Analitica).

 

Bernhard mal sopportava questi venti di protesta, che verosimilmente gravarono sulle sue precarie condizioni di salute. Aveva infatti avuto un infarto, dal quale non si era mai ripreso pienamente.

Morì a Roma il 29 giugno 1965.

 

Nonostante fosse solito scrivere molto (appunti su casi clinici, riflessioni, intuizioni), Bernhard pubblicò pochissimo. Dopo la sua morte, Gabriella Bemporad tradusse i suoi scritti ed Hélène Erba Tissot li selezionò e ne curò la pubblicazione con il titolo “Mitobiografia”, considerabile il testamento spirituale di Bernhard.

 

Il 27 gennaio 2018, nell’ambito de “I Giorni della Memoria”,  nel Campo di Internamento di Ferramonti di Tarsia (CS) è stato istituito il Parco Letterario Ernst Bernhard.