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“Molta, troppa vita che avrebbe anche potuto essere vissuta è restata forse nel ripostiglio dei ricordi polverosi; spesso sono carboni ardenti sotto la cenere grigia”.

(C.G. Jung)

 

C.G. Jung ci ricorda che il processo di individuazione (inteso come il continuo impegno a diventare più pienamente se stessi) prosegue per tutta la vita, chiedendo alla persona di confrontarsi con le sfide e i compiti propri della fase che di volta in volta si trova a vivere. Se in quella che lui definiva prima metà della vita compito principale dell’individuo è conseguire il miglior adattamento possibile all’ambiente in cui è inserito, nella seconda metà diventa invece prioritario recuperare il senso delle scelte compiute, delle aspettative realizzate e delle potenzialità rimaste invece inespresse.

È proprio nel conferire un significato personale alla propria storia che risiede, secondo Jung, la grande sfida in cui è impegnata la persona anziana.

 

Oggi ufficialmente si definisce anziano chi ha compiuto 65 anni, ma le persone che rientrano in questa fascia di età costituiscono una popolazione davvero eterogenea. Spesso si tratta di donne e uomini ancora impegnati nel lavoro, nella cura dei nipoti, nell’aiuto economico ai figli: persone dunque attive, che in molti casi godono complessivamente di buona salute, grazie anche ai progressi della medicina. Come altre tappe importanti della vita, anche la pensione viene, per vari motivi, spostata sempre più avanti. Tuttavia, il ticchettio dell’orologio interno si fa sentire, richiamando al pensiero della morte che, per quanto allontanata, rimane quale ultimo e imprescindibile polo dialettico con cui la nostra vita si trova in continua tensione.
Secondo Jung, infatti, il motore dell’individuazione è la tensione dialettica tra gli opposti che ci abitano: una delle principali coppie di opposti è proprio quella di Senex e Puer. Non si può, in questa prospettiva, guardare all’anziano senza considerare anche il giovane che è stato, il cui spirito vitale rimane in lui. Farlo significherebbe perdere di vista la totalità del proprio essere, identificandosi solo con una parte di esso. Se è fondamentale adattarsi alle richieste che la realtà via via ci pone sulla base della nostra età anagrafica, è nondimeno cruciale mantenere vivo il contatto con ciò che siamo e siamo stati.

L’integrazione di passato e presente non si traduce certo nel superficiale sforzo di mantenere giovane il nostro corpo, illudendosi di cancellare i segni del tempo da esso e, contemporaneamente, dalla nostra psiche. Ciò che siamo tutti chiamati ad assumerci è piuttosto lo sforzo di accettare il limite estremo, elaborando il lutto per la nostra finitezza. Capita di vedere persone che, quando si trovano costrette dagli eventi a scoprire di essere diventate irrimediabilmente “vecchie”, si trovano fare i conti con una realtà arrivata senza preavviso, senza che ci sia stato uno spazio di pensiero per potersi immaginare anziani. Si tratta invece di una fase della vita che può ancora contenere aspettative e progetti, adeguati alle effettive possibilità, diverse da quelle disponibili durante la giovinezza ma non per questo di minor valore.

 

Lo Spazio di Consultazione offre un’opportunità di ascolto che aiuti la persona anziana a riprendere il proprio percorso di vita in termini evolutivi e non di passiva rassegnazione e resa, così che la mancanza di impegni quotidiani possa essere vissuta non necessariamente in termini di vuoto e perdita, bensì in modo creativo, quale opportunità per essere più pienamente in sintonia con se stessi. Nella terapia con le persone anziane è spesso necessario affrontare le fantasie che si erano create attorno alla propria vecchiaia, quando era ancora lontana, osservandone somiglianze e differenze rispetto alla situazione attuale. È inoltre importante rinforzare la legittimità di desiderare e sognare ancora, cosa che spesso si dà per scontato sia un affare che riguarda solo gli anni della giovinezza. Alla luce della vita vissuta, dei passaggi che hanno segnato il proprio cammino, delle scelte fatte e delle conseguenze che queste hanno avuto sul proseguo della vita stessa, è importante recuperare parti di sé che non è stato possibile mettere in gioco prima, quando l’attività lavorativa e la cura dei figli hanno occupato la maggior parte del tempo a disposizione.